L’articolo che segue è la traduzione, con il permesso del Dr. Ben Judkins, di un suo post il cui originale è reperibile al seguente link ospitato sul sito da lui curato: http://chinesemartialstudies.com/.
Kung Fu – Wing Chun – La traduzione culturale del Wing Chun: Addizione, rimozione, adozione e distorsione
“Nel caso del Tai Chi tuttavia, la principale caratteristica dell’ibridità, il senso della combinazione delle differenti culture coinvolte con pari livello, è assente. Negli occhi dei praticanti inglesi il Tai Chi non è una combinazione o un mix di discipline fisiche e spirituali cinesi ed inglesi. Al contrario essi considerano le loro pratiche più autentiche e originali delle controparti cinesi, poichè ritengono di avere un collegamento diretto con l’antico lineage del Tai Chi continuando una tradizione che ritengono essersi persa nella Cina comunista. Come vedremo invece essi hanno aggiunto, rimosso, adottato e distorto pratiche derivate dai loro maestri cinesi (o inglesi) in un processo continuo di traduzione basato su una costruzione immaginaria di cinesità.”
Gehao Zhang. 2010. “Invented Tradition and Translated Practices: The Career of Tai Chi in the West.” Doctoral Thesis, Loughborough University. P. 16
Introduzione
Numerosi impegni mi hanno tenuto lontano dal blog nelle ultime settimane. Il numero della primavera 2016 di Martial Arts Studies (ora disponibile per il download) ha richiesto attenzione, così come la bozza per la conferenza di quest’anno all’University di Cardiff, a Luglio.
Ho recentemente finito la prima bozza di quello che sarà il concetto chiave del mio intervento, ma dovrò ancora lavorarci nelle prossime settimane.
Questi impegni mi hanno distratto da altre cose sulle quali stavo lavorando. Recentemente ho ricevuto dal Prof. Gehao Zheng una copia della dissertazione “Invented Tradition and Translated Practices: The Career of Tai Chi in the West.”
Poichè il tema dell’ultimo numero del nostro giornale è stato “L’invenzione delle Arti Marziali“, ho letto questo materiale con grande interesse. Sfortunatamente non sono stato in grado di finirlo prima che altri impegni subentrassero, ma è qualcosa al quale ho sempre pensato di ritornare non appena le cose si fossero calmate.
La discussione di Gehao sull’appropriazione culturale dei Taijiquan in occidente è significativa. La maggior parte di questo genere di studi tende a focalizzarsi su eventi accaduti in America mentre questo caso-studio riguarda la comunità inglese. In breve, questo è il tipo di dissertazione che garantisce un ampio approfondimento.
Sfortunatamente questo dovrà aspettare. Quello che seguirà sarà un saggio molto più leggero nel tentativo di riprendere con più facilità la scrittura in questo blog.
Nel post di oggi vorrei analizzare un singolo passaggio dell’introduzione del prof. Gehao sul quale ho riflettuto nelle scorse settimane. Sebbene si riferisca direttamente al processo tramite il quale il Taijiquan è stato ricevuto in occidente, il testo offre alcuni spunti applicabili alla discussione di tutte le arti marziali. Di fatto non è difficile individuare molte delle tendenze fondamentali che egli nota al lavoro anche nella comunità del Wing Chun (l’area di arti tradizionali con la quale ho la maggiore familiarità).
Consideriamo la seguente osservazione: “come vedremo invece, essi hanno aggiunto, rimosso, adottato e distorto pratiche derivate dai loro maestri cinesi (o inglesi) in un processo continuo di traduzione basato su una costruzione immaginaria di cinesità”. Quando penso all’appropriazione culturale o alla traduzione delle Arti Marziali Asiatiche, credo che vi sia una tendenza alla semplificazione, a notare solo un aspetto di questo processo.
Gehao nota che i pregiudizi di una comunità al riguardo dell’identità cinese (così come al riguardo della propria identità culturale) possano portare a un certo numero di strategie di traduzione. Egli elenca quattro possibilità. Ovviamente questa trattazione avrà una sfumatura diversa e introdurrà alcuni concetti aggiuntivi.
Ciononostante, nelle ultime settimane ho deciso di utilizzare questa semplice formulazione essendo facile da ricordare e in grado di evidenziare un’intera costellazione di cambiamenti da considerare. Per esplorare velocemente l’utilità di questi concetti descrittivi, questo post considererà alcuni modi in cui il Wing Chun, un’Arte Marziale Tradizionale del Sud della Cina, è stato “tradotto” nel contesto commerciale e culturale americano. Come Gehao ha rilevato nel caso del Taijiquan, idee popolari sull’identità cinese hanno avuto un impatto determinante nella ricostruzione del Wing Chun in occidente.
Addizione, Rimozione, Adozione e Distorsione
Prima di affrontare la discussione occorrono alcune precisazioni. Per quanto noi desideriamo praticare la nostra arte in uno stato “perfetto” e pura, dovremmo ammettere che questo probabilmente non è possibile. Potremmo spingerci oltre e chiederci: perchè l’idea della “purezza della trasmissione” ha quadagnato tanta popolarità nella disscussione sulle arti marziali? Quale complesso di valori e desideri l’ha determinata? In cosa questi valori si differenziano fra l’occidente e la Cina?
Nella realtà la traduzione culturale è un processo inevitabile nel momento in cui un dato insieme di pratiche o di identità attraversa i confini globali e culturali. Vi sono stati sostanziali periodi di “traduzione” nella Cina stessa quando le arti marziali passarono dall’essere un’attività rurale, focalizzata sulla ricerca di un impiego, nel 19° sec. a essere promosse come un hobby per la classe media urbana, nel 20° sec.
Poichè nessuno di noi è stato un commerciante in grado di parlare il cantonese e vissuto a Foshan nel 1850, la nostra comprensione dell’esperienza rappresentata dal Wing Chun deve necessariamente essere differente da quella di Leung Jan. Il concetto che “l’identità si muove” (per prendere in prestito una frase di Adam Frank) non è in sè una cosa cattiva. Sebbene il processo di traduzione culturale inevitabilmente apporta dei cambiamenti all’identità o all’inseieme di pratiche che vuole rendere comprensibili in un contesto molto differente, non dobbiamo necessariamente vedere questo processo come qualcosa di inerentemente illegittimo. Questo non vuol dire che non sia possibile distinguere fra traduzioni migliori e peggiori nel mondo delle arti marziali.
In che modo possiamo comprendere il tipo di trasformazioni che più probabilmente incontreremo? I praticanti occidentali di questi sistemi che cercano di dare un senso alla propria arte sono costretti a negoziare la propria esperienza di queste pratiche con una comprensione inevitabilmente imperfetta dell’identità cinese. Quando le tecniche trasmesse non sono conformi alle loro attese culturalmente condizionate, spesso il risultato è il cambiamento.
Per prima cosa potrebbero essere fatte delle “aggiunte” al sistema. Queste a volta prendono la forma di valori culturali occidentali che vengono letti all’interno dell’arte asiatica. In altri casi quello che viene aggiunto è un elemento non appropriato di cultura o filosofia asiatica in modo da rendere la pratica in grado di incontrare più facilmente le aspettative occidentali al riguardo di quello che un’arte “orientale” dovrebbe essere.
Sul lato opposto dello spettro certe pratiche o elementi di identità possono essere “cancellati” dalla versione occidentalizzata dell’arte. Anche in questo caso sono spesso gli elementi che non combaciano con le aspettative occidentali a ricevere questo trattamento.
Oltre a queste due prime risposte, gli studenti occidentali possono anche strategicamente adottare alcune pratiche e identità che incontrano le loro aspettative al riguardo della cultura asiatica. Sebbene siano relativamente pochi gli artisti marziali occidentali inclini ad imparare effettivamente il linguaggio nativo delle loro arti (spesso una sfida impegnativa), molti fanno della padronanza dei nomi in lingua straniera con cui etichettano le tecniche e le pratiche un qualcosa di feticistico. Inoltre per gli studenti occidentali questo vocabolario spesso veicola delle connotazioni sensibilmente diverse da quelle che lo stesso termine veicolerebbe a un madrelingua. Paradossalmente, i tentativi di conseguire l’accuratezza linguistica evitando il processo di “traduzione”, potrebbero effettivamente portare a dei livelli ancora più grandi di mistificazione culturale.
Infine vi è il problema della “distorsione”. Nella mia esperienza sono diversi i modi in cui può verificarsi la distorsione. Il primo consiste nella semplice incomprensione. La mancanza di esperienza linguistica e culturale di cui abbiamo fatto menzione nei precedenti esempi, suggerische che la lotta contro la tendenza alla distorsione è un impegno quotidiano che ogni serio studente di arti marziali deve affrontare se vuole comprendere la propria arte.
Le distorsioni sono causate anche dalla natura dell’appropriazione culturale. Una volta che una pratica è diventata socialmente accettata e commercialmente di successo, i consumatori e gli studenti tenderanno naturalmente a ibridizzare i valori della pratica da loro scelta con i contesti sociali, spesso molto differenti, che li circondano. Consideriamo quando spesso incontriamo materiale pubblicitario che promuove i benefici effetti sulla salute del Kung Fu nell’ambito del paradigma tipicamente occidentale dell’atleticità. E’ semplicemente nella natura umana volere tutte le cose buone insieme.
In realtà la cultura del Taekwondo che è praticato nei centri commerciali americani è sensibilmente diversa da quella di ciò che era praticato nelle unità militari coreane. Ciononostante vi è una tendenza universalmente diffusa ad accettare la propria visone dell’arte come l’unica legittima. Questo è uno degli aspetti più interessanti della discussione di Gehao che spero di esplorare nei post futuri.
Ip Man arriva in America
Ognuna di queste quattro strategie ha modellato la traduzione culturale del Wing Chun negli Stati Uniti. Forse i cambiamenti più evidenti sono stati le addizioni.
Una delle grandi sfide che le Arti Marziali Cinesi hanno dovuto affrontare per rendersi comprensibili ai consumatori occidentali è stato il precedente successo delle loro cugine giapponesi. Quando le pratiche cinesi venivano considerate in modo sminuente come boxe, giochi di destrezza o “danza delle spade”, il pubblico di lettori occidentali dei primi anni del 20° sec. già apprezzava le arti marziali giapponesi.
Questa precoce familiarità (ed in alcuni casi pratica) fu amplificata dall’esperienza della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale i GI che ritornavano importarono l’interesse per il Judo, il Karate e (in misura minore) per il Kendo. Questi sistemi di combattimento giapponesi, precocemente importati, definirono quello che da allora il pubblico si sarebbe aspettato pensando alle “Arti Marziali Asiatiche Tradizionali”.
Il pubblico americano iniziò ad aspettarsi uniformi esotiche e cinture colorate. Le classi di arti marziali spesso riflettevano i valori militari degli individui che le importarono. E la filosofia marziale dello Judo e del Karate rapidamente venne vista come di natura “asiatica”.
Tutto ciò diede ai giapponesi il vantaggio sostanziale del “primo a partire” nel mercato occidentale. Al confronto, i sistemi di combattimento disarmato cinesi non sembravano per nulla arti marziali. La relazione tra gli insegnanti cinesi e gli studenti tendeva ad essere molto meno strutturata e idiosincratica. Un programma di studi definito tendeva ad essere l’eccezione più che la regola. La maggior parte degli stili cinesi tradizionali non ruotava intorno all’idea di una progressione regolare di esami e di cinture colorate; e mentre i giapponesi insegnavano con il loro gi bianco, le loro controparti cinesi lo facevano con abiti occidentali o in t-shirt. A volte le arti marziali cinesi apparivano semplicemente troppo esotiche per essere confortevoli e ciononostante non abbastanza “asiatiche”.
Ovviamente quasi tutte queste “tradizioni” giapponesi sono di origine piuttosto recente, il riflesso degli sforzi fatti dai giapponesi per modernizzare le loro arti marziali ed introdurle nel sistema educativo del 20° sec. Ma il risultato finale fu che i sistemi di Kung Fu tradizionali (come il Wing Chun) non sempre si confacevano alle aspettative dei consumatori circa quello che un’arte marziale avrebbe dovuto essere.
I Sifu cinesi (e più tardi la prima generazione di studenti occidentali) accontentarono velocemente i loro nuovi studenti. Furono acquistate delle uniformi, furono creati degli esami per tutta una serie di cinture colorate, e l’istruzione fu standardizzata. La maggior parte dell’infrastruttura organizzativa e istituzionale che vediamo nelle scuole occidentali di Wing Chun oggi è un esempio dei modi in cui le “addizioni” possono essere usate per portare un insieme pre-esistente di pratiche in linea con le aspettative correnti al riguardo di quella che una “vera” Arte Marziale Asiatica dovrebbe essere.
Il lato opposto di questo processo è la cancellazione. Come già detto sopra, la maggior parte delle Arti Marziali Tradizionali Cinesi erano collegate alla società in modi molto specifici. Le singole scuole erano spesso allineate con ben definite fazioni sociali, politiche, economiche ed anche criminali. Vi era una stretta correlazione tra la pratica della boxe e la marginalità economica. Nè tantomeno le donne erano ben accolte nella maggior parte degli ambienti tradizionali.
La storia della traduzione culturale di questi sistemi è stata in gran parte l’abbandono, se non l’inversione cosciente, di ognuna di queste realtà. Il genere di strutture sociali che supportarono le arti marziali durante il periodo della Repubblica semplicemente non esisteva in occidente. Inoltre, la popolarità della filosofia Daoista e Buddista tra gli elementi della contro-cultura occidentale, portò a una situazione nella quale la lettura egualitaria della società asiatica fu privilegiata e assunta come universale. La discriminazione di genere e sociale non ebbe mai lo stesso peso da questo lato del pacifico.
Questo è un utile esempio per ricordare che non tutti i cambiamenti sono negativi. Infatti, l’utilizzo intelligente della “cancellazione” è necessaria se le arti tradizionali vogliono sopravvivere in un ambiente globale. I riformatori nelle arti marziali cinesi lo hanno compreso sin dalla fine della Ribellione dei Boxer. Tuttavia, l’enfasi confuciana sulla “trasmissione fedele” delle pratiche e dei metodi tradizionali, fece si che molte tra le stesse persone che attivamente innovarono le arti marziali dovettero anche lavorare duramente per mantenre l’alone di “immutabilità senza tempo“.
Anche un certo numero di adozioni può essere identificato nella comunità americana di Wing Chun. La rigida aderenza a un insieme rigido di forme, di routine di allenamento, la creazione di miti e di framework concettuali per consentire la gestione di un insieme di praticanti realmente transnazionali.
Tuttavia, la conservazione di certe forme o idee può divenire un altra forma di “orientalizzazione” all’interno delle Arti Marziali. Forse non vi è esempio più classico delle innumerevoli contorsioni che avvengono attorno al concetto di “Qi” e di “allenamento interno”. Sebbene questi concetti non rivestano un ruolo centrale nel Wing Chun come avviene invece per il Taijiquan, rimangono una fonte di speculazioni. Di fatto, alcuni studenti occidentali sembrano dedicarvi molta più attenzione di quanto fece Ip Man stesso. Una tendenza simile si può riscontrare nella Medicina Tradizionale Cinese. Si dimentica spesso che essa non era particolarmente popolare in Hong Kong durante gli anni ’60 e ’70, certamente non ai livelli che raggiunse dopo gli anni ’90.
Mentre l’ascesa e la caduta della popolarità della Medicina Tradizionale Cinese è un fenomeno storicamente definito (e spesso studiato) in Cina, i consumatori occidentali lo hanno essenzializzato. Come conseguenza, gli studenti delle Arti Marziali Cinesi sentono spesso una forte spinta anche verso lo studio di questa disciplina che diviene a volte una lente attraverso la quale comprendere arti marziali apparentemente non collegate.
Infine arriviamo alla questione della “distorsione”. Alcuni dei modi in cui la religione cinese, in particolare il Buddismo Chan e il Daoismo vengono letti nel Wing Chun, possono ricadere in questa categoria. Il mito di creazione dello stile fa riferimento all’incendio del tempo di Shaolin, ma questo è un motivo comune condiviso da numerosi gruppi sociali in tutta la Cina del sud. Sebbene alcuni studenti di Wing Chun siano dei devoti buddisti, questo non implica che la pratica in sè sia un’arte Buddista. Similmente, molti dei supposti elementi di filosofia Daoista che gli studenti a volte percepiscono, possono essere meglio compresi come casi della generica cultura cinese.
Un’esagerata enfasi sul Buddismo e sul Daoismo crea una “distorsione” nella tradizione culturale del Wing Chun su almeno due livelli. A livello più immediato, essa oscura altre influenze che sono presenti e che potrebbero rivelare qualcosa tanto sulla natura dell’arte quanto sul pensiero di Ip Man. Ip Chun, il figlio di Ip Man, ha fatto notare in numerose occasione che suo padre fu influenzato pensantemente dall’educazione confuciana, e che coloro i quali vanno alla ricerca delle radici filosofiche dell’arte dovrebbero iniziare da qui.
Il suo consiglio potrebbe facilmente essere esteso. Una mancanza di interesse nel pensiero confuciano è uno degli strani punti ciechi degli studenti attuali di Arti Marziali Cinesi. Esso fu la filosofia sociale dominante per tutto il 19° sec. fino agli inizi del 20° sec, lo stesso periodo di tempo nel quale la maggior parte di questi sistemi di combattimento presero forma. Gli studenti delle arti marziali del sud potrebbero trarre grande vantaggio dallo studio di questo contesto culturale.
Ad un livello più profondo possiamo chiederci: perchè il Wing Chun dovrebbe avere una filosofia spirituale (o religiosa)? Un’Arte Marziale è tale solo ha un qualche obiettivo trascendente? Quando Ip Man disse al giovane Clausnitzer che il suo obiettivo era insegnare il Wing Chun come “una forma moderna di Kung Fu, ossia come uno stile di boxe estremamente efficace nelle condizioni di combattimento moderno” perchè non dovremmo attenerci alle sue parole?
Ancora una volta, le nostre aspettative su quello cha una “vera” arte marziale dovrebbe essere possono fortemente modellare il modo in cui noi sperimentiamo, comprendiamo e trasmettiamo questi sistemi. Gli ideali giapponesi della “via marziale” e le nozioni di arti marziali cinesi dell’era della Repubblica come vettori per il nazionalismo e l’essenzialismo culturale continuano a modellare la comprensione popolare dell’identità asiatica in modi molto potenti. Questi, a loro volta, hanno influenzato il modo in cui il WIng Chun è stato culturalmente tradotto.
Conclusioni
La foto di Ip Man è appesa ben visibile sui muri delle scuole di arti marziali di tutto il Nord America. Se potesse osservare attraverso gli occhi di queste icone, che cosa vedrebbe? Riconoscerebbe il Wing Chun che viene insegnato in suo nome?
Io sospetto che sarebbe molto sorpreso da alcuni aspetti delle scene che gli si presenterebbero. Riconoscerebbe le cinture colorate, ma probabilmente le troverebbe fuori luogo. Il formato altamente strutturato delle lezioni gli sembrerebbe alieno. Si chiederebbe perchè la sua fotografia è così spesso appesa vicino a quelle di Bruce Lee e di Dan Inosanto.
Tuttavia dubito che rimarrebbe confuso dallo scopo dei cambiamenti che osserverebbe. Dopo tutto Ip Man guidò la sua branca di Wing Chun attraverso un importante periodo di “traduzione culturale”, trasformandolo dall’essere un particolare tipo di arte marziale della Repubblica di Foshan in qualcosa di sensibilmente diverso nella colonia della Corona di Hong Kong.
Coloro i quali avevano già un precedente addestramento nel sistema furono sorpresi nel vedere quanto differenti fossero le lezioni di Ip Man dopo gli anni 50. Fu aggiunto un programma, concetti tradizionali furono rimossi, la cultura locale dei combattimenti giovanili fu adottata (o quantomeno tollerata) e la pratica del chi sao fu elevata a resa un aspetto centrale dell’addestramento quotidiano. La traduzione e il cambiamento fu il prezzo per rendere il Wing Chun comprensibile per una nuova generazione di studenti di Hong Kong.
Sebbene Ip Man potrebbe all’inizio essere sviato da alcuni dettagli, egli riconoscerebbe gli stessi processi di base che avvenirono al suo tempo. Egli sapeva che sarebbe stato necessario lavoro e flessibilità per mantenere il Wing Chun un sistema di combattimento moderno. Ma ancora di più, credo, egli sarebbe semplicemente contento di poter avere un’altra generazione di studenti che continuasse a praticare il suo chi sao.
Il Wing Chun è oggetto di studio nella Scuola di Arti Marziali Yu De Long di Torino. Se interessati, qui potrete trovare maggiori informazioni sui nostri corsi di Kung Fu per bambine/i e ragazze/i , qui potrete trovare maggiori informazioni sui corsi di Wing Chun Kung Fu per adulti, mentre qui potrete trovare i nostri contatti.



