Kung Fu – Wing Chun – Il Chi Sao e il modello disperso

L’articolo che segue è la traduzione, con il permesso del Dr. Ben Judkins, della seconda parte di un suo post il cui originale è reperibile al seguente link ospitato sul sito da lui curatohttp://chinesemartialstudies.com/.
La prima parte è reperibile al seguente link:
Kung Fu – Wing Chun – Il Chi Sao e il suo contesto sociale

Kung Fu – Wing Chun – Il Chi Sao e il modello disperso

Una breve visita al villaggio di Phoenix

Una resoconto etnografico del villaggio di Phoenix nella Provincia di Guangdong, completato durante gli anni ’20, incluse una breve ma interessante discussione circa il ruolo della boxe tradizionale nella struttura sociale dell’area. Quello che fu osservato in questo caso era l’oscillazione tra due differenti modelli di organizzazioni di arti marziali.

Per la maggior parte del tempo, le persone interessate alla boxe erano sempre relativamente poche. Alcuni affezionati probabilmente trovavano impiego come buttafuori nei due centri scommesse della città. Gli altri erano fondamentalmente degli hobbysti che conservavano un personale interesse in alcuni aspetti delle arti marziali ma che non avevano a disposzione un’istituzione collettiva o una scuola in cui avanzare nella pratica.

Di tanto in tanto, avveniva un allineamento sociale. Uno dei due clan che guidavano il villaggio decideva, in maniera arbitraria, ti tollerare o di incoraggiare la rinascita della Società di Boxe del villaggio. Quando veniva deciso questo, veniva ingaggiato un istruttore da un villaggio vicino, venivano organizzate delle lezioni regolare e, per un certo periodo di tempo, un nutrito gruppo della popolazione giovanile maschile del villaggio di Phoenix prendeva parte all’addestramento nelle arti marziali.

Sfortunatamente, gli autori di questo particolare studio erano per lo più interessati nella struttura interna del singolo villaggio, per cui non avevano molto da dire su quello che potrebbero aver suscitato questi eventi. Noi sappiamo da altre testimonianze che voci riguardanti la comparsa di briganti nei dintorni potevano risvegliare l’interesse per l’allenamento nelle arti marziali. Lo stesso effetto era prodotto dalle contese periodiche che nascevano con i villaggi confinanti. Entrambi questi elementi potevano avere un impatto negativo immediato per la ricchezza dei grandi possidenti, e questo spiegherebbe il loro improvviso entusiasmo per le arti marziali. Dopo tutto, dovevano proteggere i propri investimenti.

Dopo un certo periodo di tempo, l’insegnante venuto da fuori partiva per un nuovo lavoro. I suoi studenti locali continuavano la pratica per un pò, ma inevitabilmente con il tempo sarebbero iniziate a emergere dispute interne. Queste sarebbero state socialmente distruttive per il villaggio, e l’intera Società di Boxe veniva quindi smantellata e messa in stand by fino alla prossima volta nella quale le élite locali avrebbero deciso di ripristinarla. Tutti coloro che nutrivano un personale interesse per le arti marziali erano, in questi periodi di stasi, costretti ad arrangiarsi senza poter contare su nessun supporto istituzionale all’interno del villaggio (sebbene gli autori dello studio suggeriscano la possibile importanza di una più vasta rete regionale).

Questo racconto mi ha colpito in quanto mostrava due differenti modelli di organizzazione sociale tra i quali i boxer del villaggio di Phoenix si alternavano periodicamente con un certo grado di regolarità. La maggior parte del tempo erano costretti a mantenere i propri interessi e a continuare i propri studi a livello individuale o nell’ambito di gruppi molto piccoli. Chiameremo questo il modello di organizzazione sociale “disperso”. In questo periodo le arti marziali sopravvivevano grazie all’interesse personale supportato da un qualche debole legame con una rete sociale più ampia.

Di tanto in tanto però le cose cambiavano drasticamente. Improvvisamente il bacino potenziale di praticanti si allargava e diveniva geograficamente concentrato in una singola scuola o in uno specifico luogo di allenamento. Questo coincideva con un più ampio cambiamento nelle priorità del villaggio. Il precedente marginale interesse nella boxe ora riceveva la piena attenzione della comunità. Chiameremo questa la fase “concentrata” dell’organizzazione sociale.

Sono due le cose che più mi hanno colpito di questo racconto. La prima è la regolarità di questi cambiamenti. I boxer del villaggio di Phoenix potevano aspettarsi di essere testimoni di multiple ricorrenze di questi cicli e accettarlo con una situazione normale, sebbene non ideale, di cose. In secondo luogo, ho notato quanto simile è questo racconto ad altre testimonianze che ho precedentemente raccolto al riguardo di altre associazioni di arti marziali della fine del ‘900 o degli inizi del 20° secolo in Guangdong.

Mentre facevo ricerche per il mio ultimo libro, ho realizzato che tante organizzazioni di arti marziali hanno affrontato gli stessi periodi di intensa attività seguita da prolungate stasi. Il racconto del villaggio di Phoenix mi ha aiutato a comprendere questo schema e le sue cause sottostanti. Sebbene la storia dei lineage delle scuole e delle associazioni tendono a proporre dei racconti consistenti e lineari, le testimonianze degli osservatori esterni risultano spesso mettere in evidenza gli aspetti ciclici della loro evoluzione.

E’ interessante pensare a cosa tutto questo può aver significato per il Chi Sao e il suo posto nel Wing Chun. Lo ammetto, quanto segue è puramente speculativo. Tuttavia può aiutare a comprendere perchè il Chi Sao ha giocato un ruolo di gran lunga meno importante per gli studenti di Chan Wah Shun in Foshan rispetto a quelli di Ip Man in Hong Kong sebbene l’esercizio fosse presentato come una parte del sistema in entrambe le scuole. Tuttavia, le arti marziali non erano particolarmente importanti in Foshan tra il 1900 e il 1910.

Sappiamo, per esempio, che Chan Wah Shun insegnò a soli 16 studenti durante la sua carriera. Inoltre, quando Ip Man ritornò dal suo periodo di studente in Honk Kong, scoprì che molto poco Wing Chun veniva praticato nel suo villaggio ad eccezione che nella scuola di Ng Chung So e, anche in questo caso,  si trattava di una pratica per pochi e su piccola scala. Con così poche persone con cui praticare, il guadagno che si poteva ottenere dall’impiegare tutto il proprio tempo alla pratica del Chi Sao sarebbe stato limitato. Da cui una maggiore enfasi sulla pratica delle forme, delle armi, dell’uomo di legno, del rafforzamento, del movimento e degli esercizi di condizionamento. Questo era un modo per poter ottenere il maggior ritorno nelle condizioni di un ambiente di allenamento “disperso”.

In seguito le cose cambiarono. Alla fine degli anni ’20 e durante la prima metà degli anni ’30, il Wing Chun, come tutte le arti marziali di Foshan, crebbero in popolarità. Molti studenti, con differenti background, si avvicinarono allo stile. Questo trend fu accompagnato da un maggiore dibattito sull’effettivo valore delle differenti scuole di Kung Fu.

L’apice di tutto questo si realizzò in Hong Kong durante i primi anni ’50. Dopo un altro periodo di “organizzazione dispersa” tra il 1937 e il 1945 (a causa dei Giapponesi), un grande numero di maestri di arti marziali e di studenti si ritrovarono a stretto contatto in un nuovo spazio, competendo per il riconoscimento mentre cercavano un modo migliore per organizzare le proprie scuole in un ambiente più commerciale. La stessa geografia del Kowloon da sola probabilmente rese inevitabile lo spostamento verso un modello di organizzazione sociale “concentrata”. La maggior enfasi di Ip Man sul Chi Sao non si trattò probabilmente di un’invenzione quanto della realizzazione del valore aggiunto dato da nuove strategie di allenamento in questo nuovo ambiente.

 

Ip Man visiting Ho Ka Ming's School in Macau.
Ip Man in visita alla scuola di Ho Ka Ming in Macau

Conclusione: la situazione oggi

E’ sempre stato pericoloso pensare di prendere un modello (anche un esercizio da “dietro il tovagliolo” come questo), sviluppato in un’area e applicarlo in un tempo e luogo completamente differenti. Tuttavia, mi chiedo se l’idea dei modelli di organizzazione “dispersi” e “centralizzati” non possono essere utili per noi, almeno in quanto metafora. Potrebbero fornire degli spunti interessanti sul modo in cui pensiamo il ruolo del Chi Sao nel Wing Chun di oggi.

Quando fui introdotto al Wing Chun per la prima volta, circa un decennio fa, ebbi la fortuna di studiare in una grande e affermata scuola in un ambiente urbano. Il mio insegnante, (Sifu Jon Nielson) , approccia il Wing Chun come una pratica di autodifesa e introduce i suoi studenti al movimento, alle strutture difensive e offensive sin dalla prima lezione. Il Chi Sao aveva un ruolo molto importante e, se posso dirlo, ero discretamente bravo in questa pratica.

Come molti altri prima di me, questo gioco mi creava dipendenza. Ero uno studente serio e così giunsi a praticare il mio Chi Sao (ed altre abilità collegate) numerose ore al giorno per cinque, a volte sei, giorni a settimana. Inoltre vi erano numerosi studenti avanzati e molto forti con cui poter perfezionare il mio lavoro.

Nella mia esperienza personale è questa la chiave per diventare esperti nel Chi Sao. Non si tratta di magia. Non credo richieda nessuna particolare predisposizione genetica. Semplicemente si passano numerose ore a settimana a praticare queste abilità con un numero molto ampio di persone, alcune delle quali sono molto meglio e di te e pochi sono veramente eccezionali. Ma essere bravi nel Chi Sao vuol dire essere bravi nel Wing Chun? O essere un buon artista marziale?

In qualche modo queste sono domande astratte, ma sono quelle con cui mi sono dovuto forzatamente confrontare dopo essermi trasferito da Salt Lake City in una piccola cittadina nel ovest rurale di New York. Ovviamente non vi erano grandi scuole di Wing Chun con lo stesso combattivo approccio al Chi Sao a distanze raggiungibili da me.

Questo non vuol dire che è impossibile fare Wing Chun. Dati i miei anni di esperienza ho aperto la mia piccola scuola. Sebbene non era paragonabile in dimensioni a quella del mio maestro in Salt Lake, sono stato in grado di raccogliere una manciata di persone con cui lavorare, e questo mi ha permesso di rimanere coinvolto nella comunità del Wing Chun.

Ovviamente il Chi Sao è un problema. Non è che non lo pratico più. Io spendo ancora del tempo nel Chi Sao. Tuttavia, lavorando con un numero molto esiguo di persone, tutti principianti, non è la stessa cosa. Inoltre il Chi Sao non è come andare su una bicicletta. Il tipo di abilità che viene insegnata negli esercizi di sensibilità possono essere dimenticate e diventeranno latenti molto velocemente se non vengono usate continuamente.

Rispetto a tanti precedenti studenti di Wing Chun nelle mie stesse condizioni posso considerarmi fortunato. Anche in un ambiente rurale sono stato in grado di mantenermi in esercizio. Ma sto crescendo come praticante di Wing Chun?

Sotto alcuni aspetti mi sento di affermare di si, ma per fare questo è stato necessario ridimensionare la pratica che il Chi Sao ricopre nell’universo del Wing Chun. Come suggerito sopra, sto iniziando a chiedermi se l’effettiva utilità di certe abilità sia legata all’ambiente nel quale vengono praticate. La situazione nella scuola del mio Sifu era l’ideale per sviluppare un’ampia gamma di abilità collegato con il Chi Sao. Di contro noto che noi pratichiamo un’ampia gamma di altre abilità, dalle forme allo sparring libero alle armi.

I miei studenti dell’ovest rurale di New York possono sicuramente guadagnare qualche spunto interessante dal Chi Sao che facciamo. Ma dato il numero limitato di partner con cui ognuno di loro potrà entrare in contatto, si troveranno rapidamente ad affrontare il problema della diminuzione del ritorno in termini di benefici a fronte delle ore di pratica. A che punto accadrà che un’ora in più sarebbe meglio impiegata nel combattimento a terra, nel lavoro sul sacco o nel condizionamento base piuttosto che nel Chi Sao? Quale combinazione di abilità mi renderanno effettivamente un miglior artista marziale e un miglior studente di Wing Chun rispetto a ciò che sono oggi?

Sospetto che non vi sia un’unica risposta a quest domanda. Piuttosto, la combinazione di cose che funzionano al meglio in un’area di allenamento densamente concentrata potrebbero essere diverse da quelle che funzionano in un ambiente disperso. Gli studenti che lavorano in piccoli gruppi in modo autonomo potrebbero avere la necessità di pensare in modo creativo per capire come interpretare e applicare il Wing Chun nella loro situazione, piuttosto che scoraggiarsi perchè non sono in grado di replicare la situazione “ideale” di Hong Kong degli anni ’60 o dell’occidente degli anni ’90.

Per molteplici ragioni, per lo più di natura sociale ed economica, penso che stiamo entrando in un periodo di organizzazione sociale dispersa a livello più generale (non solo nella arti marziali). Certamente nei grandi centri urbani continueremo a vedere un maggior numero di fiorenti scuole, con un numero sempre maggiore di studenti e un’ampia varietà di arti di combattimento rispetto a quello che troveremo in luoghi meno connessi, con una infrastruttura più scarsa. Per certi versi siamo meglio attrezzati per poter affrontare questi cambiamenti ciclici rispetto alle vecchie generazioni. Internet fornisce le opportunità per costruire nuovi tipi di comunità, registrando e diffondendo una grande varietà di informazioni utili per l’allenamento. E sicuramente l’organizzazione di piccoli gruppi di studio locali, combinati con seminari occasionali, può essere molto utile.

Tuttavia, per trarre il massimo beneficio da quest nuove risorse, sarà necessario riconsiderare i nostri obiettivi e quello che vuol dire essere studenti di Wing Chun. Questa è un’area dove una maggiore comprensione della nostra storia può essere particolarmente utile. Le arti marziali del Sud della Cina sono sempre state molto flessibili e sono sopravvissute a numerose oscillazioni tra modelli di organizzazione sociale concentrata e dispersa.

Il Chi Sao non ha sempre ricevuto il posto d’onore che gli è attualmente riservato nel Wing Chun. Ritengo che tutte la arti tradizionali contengano una certa varietà di strumenti di allenamento proprio perché praticate in un’ampia varietà di ambienti. Quando propriamente compresi, e combinati con tutte le altre informazioni che abbiamo alla portata delle nostre dita, non vi è nessun motivo per cui le nostre pratiche non possano continuare a fiorire anche in contesti di modelli di organizzazione sociale dispersi.

oOo

Se avete apprezzato questo saggio potrebbe interessarvi anche: Spiritual Kung Fu: Can Wing Chun be a Secular Religion?

Il Wing Chun è oggetto di studio nella Scuola di Arti Marziali Yu De Long di Torino. Se interessati, qui potrete trovare maggiori informazioni sui nostri corsi di Kung Fu per bambine/i e ragazze/i , qui potrete trovare maggiori informazioni sui corsi di Wing Chun Kung Fu per adulti, mentre  qui potrete trovare i nostri contatti.

Arti Marziali Tradizionali – Kung Fu e Kali a Torino

Privacy Policy

Copyright © 2015 - 2024 · All Rights Reserved · www.youdelongtorino.com

Social Share Buttons and Icons powered by Ultimatelysocial