L’articolo che segue è la prima parte della traduzione, con il permesso del Dr. Ben Judkins, di un suo post il cui originale è reperibile al seguente link ospitato sul sito da lui curato: http://chinesemartialstudies.com/.
Le altre due parti sono reperibili qui:
Kung Fu – Bodhidharma e il Classico della Mutazione dei Tendini
Kung Fu – il Kung Fu come religione iper-reale
Introduzione
Nel corso di un recente scambio di email con un istruttore di arti marziali ed un lettore, mi è stato suggerito di trattare i fondamenti storici dietro il “mito di Bodhidharma“. Questo è un argomento centrale per tutti coloro che sono interessati negli aspetti storici o culturali degli studi sulle arti marziali cinesi. Bodhidharma è una figura ombrosa. Un missionario buddista, spesso collegato con l’introduzione del buddismo Chan in Cina in un momento imprecisato tra il 5° ed il 6° secolo.
Come Meir Shahar ed altri hanno già evidenziato, è molto difficile prendere queste affermazioni alla lettera. Il Buddismo Chan è una creazione indigena influenzata dal contesto e dai dibattiti dell’epoca, nell’ambito dell’ambiente sociale cinese, non indiano. Emerse come movimento religioso non meno di cento anni dopo la morte del “primo patriarca“, sebbene secondo alcuni i suoi insegnamenti possono essere stati importanti per l’eventuale nascita del Chan
Anche le origini di Bodhidharma rimangono un mistero. La tradizione cinese ritiene che fosse nativo dell’India. La scuola Giapponese invece, asserisce che fosse persiano.
Di certo il venerabile patriarca è da tempo associato con il tempio di Shaolin, nella contea di Dengfeng della provincia di Henan. I miti più tardi, apparsi per la prima volta nel tardo 17° secolo (e ancora divulgati da numerosi artisti marziali anche ai giorni nostri), asseriscono che egli portò nel monastero di Shaolin, una qualche specie di sistema di combattimento unico che, di conseguenza, divenne la base di tutto il Kung Fu tradizionale.
Molto prima dell’emergere di questa storia, Bodhidharma aveva già una complicata e mutevole relazione con la regione che circonda Shaolin. Come riportato da Shahar, nessuna delle testimonianze più antiche del tempio menzionano la sua presenza. E’ solo dopo la comparsa del buddismo Chan che egli inizia ad apparire in racconti storici retrospettivi riguardanti la regione. Nelle storie più antiche Bodhidharma si limita a visitare la capitale; successivamente, dopo qualche anno, il suo viaggio viene fatto giungere fino al monte Song. Solo successivamente iniziano ad apparire riferimenti alla sua visita al monastero Shaolin. In breve, mentre il santo indiano è stato a lungo associato con la tradizione religiosa del monastero Shaolin, pochi studiosi sembrano propensi ad accettare come fondati i racconti popolari sulla sua vita o i suoi insegnamenti.
Le storie di Bodhidharma che insegna le arti marziali indiane (o anche gli esercizi Yoga) nel monastero Shaolin sono, se possibile, ancora più bizzarre. I miti religiosi più antichi che lo associano con Shaolin sembrano datare all’8° secolo. I racconti che lo collegano alle arti marziali della regione non appaiono prima dell’inizio del 17° secolo. Infine, nessuna delle numerose cronache buddiste prodotte negli anni contiene il minimo indizio che questo genio indiano errante fosse anche un artista marziale.
In breve, le storie che collegano Bodhidharma alla creazione delle arti marziali cinesi sono chiaramente problematiche. Questa non è una novità. Praticamente qualunque storico o studente di religione cinese che abbia esaminato questo argomenti ha già smentito questa leggenda. Douglas Wile, Stanley Henning, Dominic LaRochelle, Meir Shahar e numerosi altri hanno già evidenziato le innumerevoli inconsistenze presenti in questi racconti.
Come Henning ci ricorda, uno dei primi contributi di Tang Hao allo studio moderno delle arti marziali cinesi è stata la demolizione, nel 1930, della connessione tra Shaolin e Bodhidharma. Shahar evidenza che anche andando indietro fino alla metà della dinastia Qing, gli studiosi di storia cinese e i biografi erano ben consapevoli che i testi fondamentalli per il collegamento del missionario indiano con le arti marziali, erano dei flasi di scarsa qualità, prodotti probabilmente da “maestri di villaggi” nei primi decenni del 17° secolo.
Così tanto è stato già scritto sulla storicità di Bodhidharma da tanti esperti studiosi, che ero esitante se partecipare alla mischia. E’ effettivamente difficile immaginare una qualsiasi altra leggenda del Kung Fu che sia stata smentita più di questa. Non è neanche una questione di “ricerca moderna”. Quasi dall’inizio in cui questa storia iniziò a circolare durante il tardo periodo imperiale, gli storici e i letterati sapevano già che era un falso.
Tuttavia, se ho imparato una cosa nel corso dei miei studi, è che la comunità di arti marziali cinesi tradizionali non permetteranno mai che la “semplice” storia possa sostituire una buona storia. E il mito di Bodhidharma è proprio questo. E’ una storia affascinante che è rimasta in circolazione per circa 400 anni. Nè la globalizzazione, né il facile accesso a fonti storiche affidabili sono stati in grado di rallentare la diffusione di questo mito. Probabilmente non sono mai state così tante come oggi le persone che ritengono di “conoscere” il ruolo di Bodhidharma nella creazione delle arti marziali.
Data l’enorme mole di prove di cui oggi possiamo disporre, perché i moderni artisti marziali, tanto in Cina quanto in Occidente, insistono ancora nel collegare le “Arti di Shaolin” a un antico missionario indiano? Come mai le numerose confutazioni di questa leggenda, nel 18°, 20° e 21° secolo non hanno avuto nessun impatto nella crescita e nella diffusione di questa “storia folkloristica”?
Sarebbe ridonante rielencare nel dettaglio tutti gli argomenti che dimostrano che il collegamento tra Bodhidharma e le arti marziali cinesi è falso. Chiunque fosse interessato nell’approfondire questo dibattito può farlo attraverso la produzione scritta di Tang Hao, Stanley Henning o Meir Shahar. Più interessante è la strana persistenza di questa leggenda nel folklore delle moderne arti marziali. Perché così tanti noti artisti marziali continuano a produrre libri e articoli in cui danno questa storia per vera?
Per poter meglio comprendere questo fenomeno inizieremo con l’esaminare la prima comparsa di Bodhidharma nella letteratura delle arti marziali agli inizi del 17° secolo . Di particolare importanza è la questione del come questi contributi della letteratura marziale hanno iniziato ad essere collegati (ed accettati) ai monaci del monastero di Shaolin. Benchè Bodhidharma fosse da tempo considerato il patriarca fondatore della trasmissione del buddismo Chan nel monastero di Shaolin, Shahar ci ricorda che la sua cooptazione nella tradizione marziale del tempio non era affatto scontata. In qualche modo è addirittura problematica.
La seconda sezione di questo saggio si focalizza sull’idea di “religioni iper–reali”. Questo concetto, sviluppato recentemente dalla letteratura sugli studi religiosi, cerca di descrivere i movimenti spirituali che sono stati fondati coscientemente sulla base di testi di fantasia. Il Jedismo, un “nuovo movimento religioso” fondato sulla base del film Star Wars di George Lucas, è un esempio classico che viene citato quando si parla di questo tipo di movimenti.
L’iper–realtà, come categoria concettuale, deve la sua esistenza ad argomenti post-moderni sulla natura della percezione. Di particolare importanza è l’assunto di Jean Baudrillard che la cultura è intrinsecamente una forma di rappresentazione, un “simulacro”.
Gli studiosi moderni tendono ad applicare questo concetto alle varie nuove religioni “post-moderne” che stanno comparendo in questi tempi nel mondo occidentale. Ciononostante, questo concetto può aiutarci a dare un senso a numerosi dilemmi presenti negli studi sulle arti marziali cinesi, compresa la strana persistenza del culto di Bodhidharma. Suggerisco anche che certe similarità strutturali tra il periodo di transizione Ming-Qing, agli inizi del 20° secolo, e il moderno mondo occidentale, potrebbe aiutare a spiegare perché gli individi di queste tre differenti epoche hanno accettato una storia la cui natura fantastica era ben conosciuta.
Il Kung Fu è oggetto di studio nella Scuola di Arti Marziali Yu De Long di Torino. Se interessati, qui potrete trovare maggiori informazioni sui nostri corsi di Kung Fu mentre qui potrete trovare i nostri contatti.
