L’articolo che segue è la seconda parte della traduzione, con il permesso del Dr. Ben Judkins, di un suo post il cui originale è reperibile al seguente link ospitato sul sito da lui curato: http://chinesemartialstudies.com/.
Le altre due parti sono reperibili qui:
Kung Fu – Bodhidharma – Finzione storica, Religione iper-reale e Kung Fu Shaolin
Kung Fu – il Kung Fu come religione iper-reale
Bodhidharma e il Classico della Mutazione dei Tendini
Il primo testo ad affermare che Bodhidharma fosse un artista marziale è stato il Classico della Mutazione dei Tendini. Questo lavoro, falso dal punto di vista storico (secondo Tang Hao e Meir Shahar), è datato probabilmente intorno al 1624, in Zhejiang. Il testo è interessante per un’altra ragione. E’ un buon esempio dei differenti tipi di sincretismo che divennero popolari nel tardo pensiero Ming. Esso mostra anche che questi tratti, ben documentati tra le élite, rappresentavano degli schemi di influenza di credenze e di comportamento anche per i livelli più bassi della società.
La maggior parte di questo manuale è dedicato a una serie di esercizi “interni” (neigong) estratti dalle pratiche di longevità Daoista. Ciononostante, penso che l’aspetto più interessante di questo lavoro siano le sue varie prefazioni introduttive. Oltre a fornirci alcuni suggerimenti sull’origine del testo, ci aiutano a collocare questo libro nella tarda cultura popolare Ming.
Shahar ha evidenziato che le introduzioni contenute nel Classico della Mutazione dei Tendini sono tipiche di alcuni filoni del tardo pensiero Ming, rappresentanti dalla libera combinazione e reperimento di materiale dal Confucianesimo, dal Buddismo e dal Daoismo. Tutte queste tre religioni e sistemi filosofici sono visti come dei mezzi per giungere alla stessa meta. Bodhidharma, un santo buddista, viene presentato come l’insegnante di quello che è chiaramente un insieme di esercizi di ginnastica Daoista.
Ancora, vi è un altro tipo di sincretismo in gioco di maggiore interesse per chi si interessa di studi marziali. Gli autori pseudoepigrafi di queste prefazioni sono per lo più grandi generali del lontano passato cinese. La loro testimonianza vuole dimostrare l’impressionante potere delle pratiche contenute nel libro. Essi non lasciano dubbi al lettore che hanno conseguito i loro grandi successi militari seguendo gli esercizi di gigong spiegati nel manuale. Allo stesso tempo lamentano che non hanno mai seguito le altrettanto potenti “verità spirituali” contenute in questi set di esercizi. I lettori sono invitati a fare tesoro dei loro errori, e a coltivare anche i loro poteri spirituali.
Gli studenti della moderna fiction marziale non troveranno sorprendente questo tipo di narrativa . Tuttavia, come Shahar evidenzia, questo è il primo manoscritto in nostro possesso che afferma chiaramente che la pratica di un singolo gruppo di esercizi fisici possa portare tanto a conseguimenti marziali quanto spirituali (per non parlare della salute fisica).
Questa sintesi di interesse intorno ad un singolo insieme di pratiche è estremamente importante. La grande popolarità di questo lavoro e gli esercizi che suggerisce, indica che questa visione aveva un pubblico già predisposto. E’ anche il primo indizio che abbiamo dei trend all’interno della comunità marziale che diventeranno più pronunciati con il trascorrere della seconda metà della dinastia Qing.
Vi sono tuttavia ancora alcune problematiche da affrontare. Per iniziare, le prefazioni del Classico della Mutazione dei Tendini attribuiscono esplicitamente queste pratiche a Bodhidharma. Questo non è completamente inaspettato. Altri racconti e testi prodotti nel tardo periodo Ming, che trattano di varie arti esoteriche (inclusa la ginnastica) , lo identificano come l’insegnante di tecniche mistiche di coltivazione personale, la maggior parte delle quali associate con il Daoismo. In questo modo Bodhidharma, un missionario Buddista, diviene l’incarnazione dei valori alla base del sincretismo del tardo periodo Ming. Credo che sia corretto dire che esso divenne il simbolo di una certa visione dell’identità culturale cinese.
Il manoscritto mostra una certa visione negativa dei monaci di Shaolin. Esso attribuisce la loro genio marziale al ricordo delle pratiche illustrate nel testo, ma afferma anche che i monaci hanno perso la capacità di leggere e comprendere il testo originale. Sono diventati, in definitiva, gli eredi di una pratica vuota. Ai lettori del testo viene promesso che supereranno di molto i conseguimenti dei monaci Shaolin. Data l’ostilità di questi scritti, come mai si è arrivati a incorporare l’immagine di Bodhidharma quale insegnante delle pratiche marziali nella tradizione Shaolin del 17° e del 18° secolo?
Una domanda differente, sebbene collegata, ha a che fare con la trasformazione sociale di questo testo durante la transizione tra il periodo Ming e Qing. Un’analisi letterale di questo lavora indica che è stato prodotto da un individuo con una scarsa formazione agli inizi del 17° secolo. Come tale possiamo assumere che esso rifletta un corpo di pratiche popolari fotografate in quel punto nel tempo.
Prima della caduta della dinastia Ming, poche élite si preoccupavano delle arti marziali, e quelle che lo facevano (in particolar modo chi proveniva da famiglie militari) tendevano a focalizzarsi sull’addestramento armato o su un rigoroso servizio militare. L’enfasi posta su questi aspetti ha senso alla luce dei turbolenti anni della fine di questa dinastia.
La situazione cambiò molto a seguito dell’ascensione al potere dei Qing. Con la nazione pacificata, l’addestramento militare divenne meno pressante. Allo stesso tempo, le élite sociali educate con il Confucianesimo, si trovavano ad affrontare tutto un insieme di serie sfide esistenziali. Cosa era andato storto alla fine della dinastia Ming? Come è potuto accadere che il Regno di Mezzo fosse stato conquistato? Che valori c’erano ancora nella società cinese, e in che modo si potevano ricostruirli e rafforzarlo?
Una nuova generazione di studenti iniziò a prendere sul serio una nuova visione dell’allenamento marziale e fisico durante questi anni. Ma, piuttosto che rifarsi alle vecchie pratiche, si inserirono e favorirono il trend che aveva iniziato a comparire all’inizio del 17° secolo. Shahar afferma che erano affascinati dalla possibilità di combinare insieme l’addestramento militare, filosofico e medico, proprio come promesso nel Classico della Mutazione dei Tendini. E’ stato durante l’età di mezzo della dinastia Qing che le élite più colte iniziarono seriamente a promuovere questo lavoro, tanto a livello di manoscritti quando a livello di edizioni stampate.
Questo crea un paradosso. Individui addestrati in modo classico potevano essere tra i più entusiasti promotori delle idee presenti nel testo, ma erano anche quelli probabilmente erano in grado di scorgere con più facilità la sua problematica natura di falso. Shahar ci ricorda che un certo numero dei ricercatori del periodo Qing arrivarono alla conclusione che il libro era un falso basato sull’apparire erudito. Tuttavia i loro sforzi non sembrano aver avuto grandi effetti sul frenare la diffusione della leggenda.
Perché questi individui educati, che molto probabilmente sapevano di avere a che fare con un testo di finzione, decisero di proseguire comunque sulla strada che tracciava? Similmente, perchè i monaci Shaoli, che molto probabilmente conoscevano di Bodhidharma molto più di qualunque altro gruppo in China, si trovarono a loro agio nell’appropriarsi di un lavoro come questo, rendendo la sua mitologia parte della loro retaggio religioso?
La risposta sembra essere che il valore simbolico della storia di Bodhidharma spodestò l’eredità storica del patriarca durante la transizione Ming-Qing e la crisi esistenziale che produsse. In un periodo in cui le persone iniziavano a dubitare della affidabilità della cultura tradizionale cinese e deprecavano il lasso atteggiamento della dinastia Ming nei confronti della sconfitta dell’etnia Han, Bodhidharma sembrava incarnare i valori in grado di salvare la nazione. Da un lato egli era già diventato il simbolo della sintesi di ciò che c’era di buono e “vero” nella cultura cinese. Dall’altro egli offriva un via per un conseguimento mistico che prometteva non soltanto la salvezza spirituale, ma anche la potenza militare.
I monaci di Shaolin si trovarono ad affrontare un dilemma simile. Con la sconfitta della dinastia Ming il loro tempio non poteva più contare sul supporto della protezione imperiale per il loro sistema marziale. I monaci furono costretti a insegnare quello che era più popolare nella loro area e questo era, sempre di più, il combattimento disarmato. Shahar ipotizza che la combinazione di conoscenza marziale, filosofica e medica offerta da tradizioni quali quelle tramandate nel Classico della Mutazione dei Tendini poteva essere di grande interesse per loro.
Si potrebbe anche speculare sul ruolo giocato dagli incentivi del mercato in tutta la storia. Il creatore della tradizione di Bodhidharma ha cercato di appropriarsi e di denigrare la prodezza marziale di Shaolin per promuovere il proprio sistema di addestramento interno. Sull’onda della distruzione del tempio, alla fine della dinastia Ming, il fatto che i monaci furono obbligati a tornare alle pratiche disarmate sembrò come una punizione.
In questo nuovo ambienti i monaci Shaolin potrebbero essere stati costretti a coopatre il Classico e iniziare a venerare Bodhidharma come l’autore delle proprie tradizioni marziali, sebbene almeno alcuni di loro avrebbero dovuto sapere che questo era molto differente dal modo in cui veniva considerato durante gli ultimi anni della dinastia Ming.
In breve, alcune persone delle élite culturali e alcuni monaci Shaolin molto probabilmente si prodigarono per la diffusione del sistema Bodhidharma sebbene molto probabilmente erano a conoscenza (o avrebbero dovuto sospettarlo) che la prefazione del Classico della Mutazione dei Tendini (il testo dal quale tutto è partito) era essenzialmente un lavoro di finzione storica.
Dipinto di Bodhidharma ad opera del rinomato maestro di spada giapponese, Miamoto Mushashi . Fonte: http://www.musashi-miyamoto.com
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