ARNIS – Sviluppo delle qualità fisiche e mentali nelle Arti Marziali Filippine

L’articolo che segue è la traduzione, con il permesso di Guro Perry Gil S. Mallari, di un articolo pubblicato sul sito FMA Pulse il cui originale è reperibile al seguente link 

SVILUPPO DELLE QUALITA’ COMBATTIVE NELLE ARTI MARZIALI FILIPPINE

 

 

Sebbene i principi e le tecniche delle arti marziali filippine sono efficienti e pratici, questi non possono funzionare nel combattimento vero e proprio a meno che il combattente non possieda gli attributi fisici e mentali necessari per applicarli. Le arti marziali filippine hanno molti aspetti, ma ai fini di questo discorso, concentriamoci solo sul combattimento con bastone e spada.

La prima tecnica insegnata alla maggior parte degli studenti delle arti marziali filippine è il contrattacco alla mano dell’arma dell’avversario. Il principio alla base di questa tecnica è solido e semplice: si toglie al nemico la capacità di impugnare un’arma rendendolo innocuo.

Ma questa tecnica – meglio conosciuta come “tagliare il serpente” – è più facile a dirsi che a farsi. Assestare un colpo efficace sulla mano dell’arma è facile se ci si esercita contro un manichino senza vita, ma non quando si combatte un avversario vero che sta anche cercando di colpirti.

La capacità di colpire bersagli anatomici a breve distanza richiede qualità combattive altamente sviluppate come velocità, riflesso, giudizio spaziale, precisione, potenza e spirito combattente.

L’occasione di colpire un bersaglio può presentarsi, ma se si è lenti nel movimento di  mani e piedi non si riuscirà a coglierla. La stessa cosa potrebbe accadere se si calcola male la distanza tra sé e il bersaglio.

Se manca la potenza, l’avversario può ignorare i colpi e proseguire con gli attacchi. Ancora, si può essere dotati di velocità, potenza, giudizio spaziale, riflessi ma, se manca il coraggio o il cuore per combattere, ci si può ritrovare paralizzati nel bel mezzo del combattimento.

È grazie questi attributi combattivi così sviluppati che i maestri della vecchia scuola potevano combattere così bene con così poche tecniche. Prendiamo ad esempio lo stile cinco teros (letteralmente cinque colpi) endemico di Luzon: chiunque può imparare quei cinque colpi in una sola sessione di allenamento ma questo vorrebbe dire che sarebbe in grado di usarli in un combattimento come fa un maestro?

No. A questo punto, è bene paragonare le arti marziali filippine alla boxe occidentale. La boxe occidentale ha un piccolo arsenale di tecniche: il jab, il cross, il gancio e il montante. Anche in questo caso, chiunque può imitare i movimenti di base di queste tecniche, ma applicarle in un vero match di boxe come fa Manny Pacquiao è una storia completamente diversa.

Non sto dicendo che le tecniche non sono importanti. Sono importanti – infatti, una corretta e frequente pratica delle tecniche svilupperà alcuni attributi. Alla fine però ci si renderà conto che non è il numero di tecniche che si conosce, ma quanto bene si è in grado di usarle che farà la differenza. 

Non c’è niente di sbagliato nell’apprendere o sviluppare molte tecniche finché il praticante conosce la differenza tra pratica e realtà. L’obiettivo da raggiungere è quello di diventare efficace non fantasioso. Inutile dire che la perfezione delle basi dovrebbe precedere la sperimentazione.

Indipendentemente dal tipo di arte marziale che si pratica, è probabile che ritornereste alle vostre basi perfezionate quando combattete per davvero. A questo proposito, voglio citare Aldo Nadi (1899-1965), che si colloca tra i più grandi schermitori di tutti i tempi: “In un duello, lo schermidore è costretto ad eseguire una forma di scherma ultra-attenta che, in effetti, è un’espressione quasi indegna della vasta scienza che conosce. Non importa quanto coraggiosi e grandi, i movimenti a tutto campo con cui segna quasi sempre in un incontro sarebbero impensabili in un duello, perché troppo rischiosi (Sulla Scherma, 1943)”.

Gli attributi fisici sono più facili da sviluppare rispetto agli attributi mentali e spirituali. Nel primo, tutto quello che dovete fare è sottoporre il corpo a esercizi progressivi e i risultati desiderati non mancherebbero di certo. Non così con il secondo.

Lo sviluppo dello spirito combattivo è legato ad una profonda spiritualità, motivo per cui i maestri tradizionali delle FMA che hanno sperimentato il combattimento mortale sono spesso molto religiosi. Infatti, in quei giorni in cui duellare con spade e bastoni era ancora legale, un combattente deve confrontarsi regolarmente con la possibilità di prendere la vita di un’altra persona e la sua eventuale scomparsa.

Questo è particolarmente vero nei combattimenti con i coltelli, quando solo uno dei combattenti uscirebbe vivo dall’incontro. È per questo motivo che considero il combattimento con la lama la massima espressione delle FMA e qualcosa che non è per il consumo di massa. Per me, insegnare a combattere con i coltelli senza spiritualità sta creando potenziali criminali.

In confronto ad altre tradizioni di arti marziali in Asia che impiegano sofisticati sistemi di meditazione per addestrare la mente ad affrontare la paura, ai combattenti filippini di un tempo è stato insegnato a fare lo stesso in modo sink-or-swim. Una parte di un articolo sulla leggenda delle FMA Leo Giron, pubblicato nel libro di Dan Inosanto “The Filipino Martial Arts”, recita: “Giron ricorda una delle sue sessioni di addestramento con il sergente, a seguito di un incidente quasi fatale in un’imboscata giapponese.

Quando ha visto che ero nervoso mi ha detto: “Prendi il tuo coltello da bolo e faremo un po’ di addestramento”. Non preoccupatevi di farmi del male perché ho combattuto a lungo. Tagliatemi quando potete. Se mi tocchi, avrai un mese di paga”. Questo è il modo in cui hai imparato in quei giorni”.

Tradotto con www.DeepL.com/Translator

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