Kung Fu – Wing Chun – Equipaggiamento tradizionale di allenamento – Parte 2

L’articolo che segue è la traduzione, con il permesso del Dr. Ben Judkins, di un suo post il cui originale è reperibile al seguente link ospitato sul sito da lui curatohttp://chinesemartialstudies.com/.

Equipaggiamento tradizionale nelle Arti Marziali Cinesi: l’uomo di legno

Una delle immagini più iconiche negli annali dell’addestramento di Kung Fu è quella dello studente solitario, perso in una pratica meditativa durante la sua routine all’uomo di legno. Manichini di varie tipologie e dimensioni hanno una lunga storia nella boxe cinese.  Kang, nella sua cronologia dello sviluppo delle arti marziali cinesi, rileva che le leggende e i riferimenti al loro uso nell’addestramento militare risalgono al XII secolo a.C. (Spring and Autumn of the Chinese Martial Arts, 1995. pp. 22)

Nella sua forma più semplice un manichino consiste in un singolo albero vivo o in un palo piantato, attorno a cui il praticante può muoversi (praticando le entrate), calciare e colpire.  Se si considerano alberi o semplici pali come manichini, allora questi sono onnipresenti in tutto il paesaggio marziale cinese.

Tuttavia, la leggenda parla anche di più sofisticate, o addirittura diaboliche, macchine da combattimento in legno.  Una storia comune (risalente alla seconda metà del 19° secolo) afferma che il tempio meridionale di Shaolin aveva una sala di macchine da combattimento in legno dal design ingegnoso.  Piuttosto che essere solamente passive, queste macchine potevano anche passare all’offensiva.  Non ci si poteva diplomare (e lasciare) il programma di addestramento del tempio senza essere in grado di superare la sala di addestramento.  L’immagine di una palestra piena di manichini di legno automatizzati e pericolosi sopravvive ancora nel folklore moderno come sa chiunque abbia visto il recente film per bambini, Kung Fu Panda.

Un adattamento moderno della leggendaria “sala dei manichini di legno” di  Shaolin

Nei tempi moderni (dalla metà del XIX secolo in poi) il manichino di legno è diventato molto più popolare nella Cina meridionale e, in misura minore, nella parte della costa orientale.  Non ci meraviglierà quindi apprendere che questo è anche il luogo in cui è nata la leggenda della sala Shaolin dei manichini di legno (prima di essere divulgato in tutta la sfera culturale cinese – vedere Hamm (2005), Paper Swordsmen, capitolo 1).  La maggior parte di questo post si concentrerà su quelle aree dove si trovano il maggior numero e varietà di manichini.

Prima di procedere potrebbe essere utile approfondire le tipologie di manichini.  La maggior parte dei manichini da allenamento si suddividono in due categorie.  Ci sono quelli focalizzati sull’addestramento del footwork e sull’equilibrio, e quelli incentrati sull’impatto (sia per migliorare la tecnica che per il condizionamento.)

Attenzione ai tuoi passi: i pali fiore di prugno

I manichini per gli spostamenti sono più diffusi dei loro cugini da colpi.  Anche se non tutti gli stili li usano, “i pali fiore di prugno” sono attualmente visibili in tutte le regioni della Cina.  Sono spesso impiegati dai  Boxer del Fiore di Prugno (Meihua quan) nello Shandong, Henan e nel nord. Inoltre, sono anche uno strumento imprescindibile in un’ampia serie di stili presenti nel Fujian e in Taiwan, così come anche in Guangdong e Hong Kong.  L’ampia diffusione di questa tecnologia rivela qualcosa sulle origini relativamente antiche e sulla facilità con cui tali dispositivi di addestramento potevano essere costruiti.

Tradizionalmente un campo di pali di fiore di prugno era costituito da un gruppo di pali lunghi due metri, di circa 10-14 cm di larghezza, saldamente inseriti a metà strada nel terreno.  Il numero e lo schema in cui sono disposti può variare notevolmente.  Spesso nelle moderne arti marziali meridionali vengono utilizzati solo cinque pali, replicando i cinque fiori di un fiore di prugno, ma campi più elaborati di una dozzina di pali o più erano abbastanza comuni.  Inoltre, l’altezza dei pali è a volte mantenuta costante, a volte sfalsata, a seconda delle esigenze di una data scuola.  Se i pali sono abbastanza alti, non è raro vedere gli studenti che li usano anche come bersaglio (sia per le mani che per i piedi) quando sono a terra.  

Un praticante che utilizza un campo di pali fiori di prugno

Nel corso degli anni sono stati costruiti diversi tipi di “pali portatili”.  Esherick (Origins of the Boxer Uprising, 1985) riferisce che alla fine del XIX secolo gli istruttori del pugilato del fiore di prugno si spostavano tra le feste dei templi e i mercati della Cina settentrionale dopo il raccolto del grano per mostrare le loro abilità, incontrare vecchi amici e reclutare studenti (pp. 148-149).  Piccole panchine, vasi e altri oggetti di uso quotidiano venivano occasionalmente impiegati in queste dimostrazioni di abilità marziale e acrobatica.

L’addestramento sui pali è ancora oggi comune in diverse scuole.  Ha una serie di vantaggi, ma i più evidenti sono lo sviluppo di un migliore equilibrio e una maggiore precisione nei passi e nelle virate.  Lavorare sui pali può anche rafforzare le gambe e il tronco.

L’Invincible Training Partner: Manichini da colpi

Manichini da colpi si vedono anche al nord, ma con minore frequenza rispetto alla tipologia “fiore di prugno”.  Un allenamento in alcune scuole di Bagua, ad esempio, prevede il camminare in cerchio attorno ad un albero che, occasionalmente, viene colpito.  Altri sono stati visti usando un singolo palo piantato per scopi simili.  Alcune di queste pratiche assomigliano persino all’uso giapponese del makiwara.  Questo semplice ma efficace dispositivo di formazione è stato utilizzato nel Karate Okinawa e può essere di origine cinese.

Gichin Funakoshi, uno dei fondatori del Karate moderno, utilizza il makiwara. Semplici manichini da colpi come questo sono abbastanza comuni in tutte le arti marziali.

Più raramente, in alcune scuole di Bagua può essere impiegato un palo con quattro braccia che si irradiano dall’alto a forma di croce.  Questi oggetti vengono colpiti in modo libero e fluido e in questo senso il loro utilizzo è diverso dalle forme più rigorose che vengono praticate dagli stili popolari più a sud.  L’enfasi qui sembra essere sia sul condizionamento che sull’approccio iniziale all’obiettivo.

 

Un semplice manichino da colpi impiegato in alcune scuole di Bagua.

Non solo i manichini da colpi diventano più comuni spostandosi verso il sud della Cina, ma, almeno nell’era moderna, sembrano diventare decisamente più complessi.  R. W. Smith, che studiò varie forme di pugilato cinese a Taiwan durante il suo mandato come ufficiale della CIA negli anni ’60, notò l’uso di manichini tra alcuni dei suoi informatori e fornì fotografie utili.

La sua prima fotografia è quella di Tung Chin-tsan (noto anche come il “Drago d’Oro”) che Smith incontrò per la prima volta durante il suo tour nel sud di Taiwan (Chiayi) nel 1961.  Tung era una fonte alquanto inaffidabile.  Egli rivendicò una grande eredità marziale, asserendo di aver studiato a Wudang, al tempio di Shaolin a Henan (dove imparò il la boxe del Fiore di Prugno) e al tempio meridionale di Shaolin nel Fujian.  Dato che gli studiosi sono ora d’accordo sul fatto che quest’ultima scuola non sia mai esistita, bisogna anche dubitare delle sue altre credenziali.

Quello che Smith sapeva, attraverso i suoi contatti con le forze dell’ordine, era che Tung aveva un certo numero di seguaci nella società del crimine organizzato del Drago Nero.  Era stato anche imprigionato a causa della sua appartenenza al gruppo.  Mentre Smith trovò il suo Judo e la sua boxe di qualità mediocre, nella migliore delle ipotesi, Tung Chin-tsan eccelleva veramente nel lavoro al manichino e Smith ne rimase abbastanza impressionato, tanto da commissionare una replica del manichino di Tung da costruire a casa sua.

Pochi giorni dopo, a Tainan, Smith venne presentato a qualcuno che era veramente stato addestrato nel Fujian.  Wu Ku-Ts’ai studiò nella contea di Yong Chun (Wing Chun in cantonese).  Smith afferma che il suo stile era semplicemente “Shaolin”.  Evidentemente Wu credeva nell’importanza del condizionamento fisico.  I suoi studenti (tutti i membri della famiglia) praticavano colpi sui manichini.  Utilizzavano anche palle di ferro (per rafforzare la mano) e contact sparring per condizionarsi.  Non sembra che Wu avesse una forma specifica per l’uomo di legno, quantomeno non la condivise con Smith.

Spostandoci più a sud arriviamo alla provincia di Guangdong.  Molte delle scuole qui presenti hanno adottato vari tipi di manichini nella loro pratica.  Inoltre qui è più facile osservare la formalizzazione dell’uso del manichino in una forma complessa, anche teorica, piuttosto che in un semplice serie di esercizi di condizionamento.

Alcuni dei primi riferimenti che abbiamo sui manichini nella Cina meridionale risalgono in realtà alla tradizione operistica cantonese.  Sappiamo, ad esempio, che i membri dei vari gruppi lirici utilizzavano manichini di legno per addestrare i loro membri più giovani alle arti marziali.  Il museo dell’Opera di Foshan ha un manichino piantato (metà inferiore sepolto nel terreno) che, secondo loro, è rappresentativo di ciò che veniva solitamente utilizzato.  Tuttavia questo manichino è così simile, sia nelle dimensioni che nella forma, al tipo preferito dai moderni praticanti di Wing Chun e Hung Gar, che è difficile dire quanto sia autentico.  Le fotografie d’epoca dei cantanti lirici in addestramento sembrano mostrare un manichino molto più grande e una maggiore variabilità nei tipi utilizzati.

Artisti della fine del XIX secolo con un grande manichino di legno, apparentemente sul ponte di una barca.

Per tutta la fine del XIX e l’inizio del XX secolo il Choy Li Fut fu l’arte marziale numericamente e socialmente dominante in tutto il mercato del delta del Pearl River.  Al pari di Tung, i suoi praticanti sembravano preferire manichini più “meccanici”.  Nelle scuole di Choy Li Fut si può osservare anche una grande diversità nel tipo di attrezzature di addestramento e questo è vero anche per i loro manichini.  Molto spesso i manichini di questo stile hanno un braccio superiore che è appesantito, o attaccato ad una molla (un’aggiunta più recente) che può essere manipolato dallo studente.

Il Maestro Ho Ngau Ho Ngau al lavoro su un tipo di manichino ancora in uso nelle scuole Choy Li Fut.

I manichini da colpi tradizionali del Guangdong venivano piantati nel terreno.  Tuttavia, a differenza dei pali fiore di prugno, che dovevano essere fermi e immobili, un manichino da colpi doveva avere una certa flessibilità e elasticità.  Per questo motivo questi manichini venivano piantati in un buco e poi fissati con ghiaia, canne o piccoli germogli di bambù in modo da fornire un po ‘di molleggio naturale quando colpiti.

Anche altri stili regionali impiegavano manichini.  Il Mok Gar sembrava prediligere un palo relativamente semplice, simile a quello che abbiamo già visto nella Cina settentrionale.  L’Hung Gar e il  Wing Chun preferivano una via di mezzo.  I loro manichini erano più complessi del semplice palo da colpire, possedendo le braccia (di solito tre) e spesso una gamba (o nessuna), ma mancavano della meccanica più complessa e delle parti mobili usate da altri praticanti della regione.  Piuttosto che essere dispositivi di addestramento alla forza e di condizionamento, i manichini di queste scuole avevano lo scopo di correggere gli angoli di attacco e di entrata di uno studente.  Il focus prevalente era più sulla  geometria, sulla postura e sulla tecnica corretta che sulla forza.

Allenamento tradizionale del Mok Gar al manichino. Si noti l’enfasi sul condizionamento.

L’avvento del moderno manichino di “Wing Chun”

Negli anni ’50, un certo numero di artisti marziali cinesi fuggirono alla presa di potere dei comunisti sulla terraferma e si stabilirono a Hong Kong.  Ip Man (un importante istruttore di Wing Chun) era uno di questi.  Nel 1952 desiderò reintrodurre l’insegnamento della forma all’uomo di legno nella sua scuola.  Purtroppo viveva in un condominio a più piani per cui gli era impossibile installare il tipico manichino piantato.  Dopo aver riflettuto sulla questione, chiese a un amico, Fung Shek, un falegname di talento, di creare un sistema che consentisse di montare un manichino su una parete.  Fung ideò un sistema in cui il manichino era tenuto in posizione da sottili doghe di legno che fungevano da molle naturali, in grado di dare al manichino vitalità e movimento quando colpito, ottenendo un risultato di gran lunga superiore rispetto ai tradizionali manichini “piantati”.
Purtroppo Fung non fu in grado di fornire al clan Wing Chun molti manichini.  Dopo aver realizzato meno di una dozzina di questi, suo figlio morì  in un tragico incidente stradale.  La maggior parte dei cittadini rispettabili di Hong Kong, negli anni Cinquanta, aveva una visione piuttosto negativa delle arti marziali, considerandole associate alla delinquenza criminale e giovanile.  Evidentemente Fung si sentì in conflitto rispetto alla sua collaborazione con Ip Man e concluse che la morte del figlio doveva essere una punizione divina per aver creato dispositivi che avrebbero addestrato giovani uomini inaffidabili a ferirsi meglio gli uni con gli altri e a danneggiare gli altri membri della comunità.  Sebbene Fung mantenne il suo voto e non fece mai più un altro manichino, il suo progetto di base fu adottato da molti altri ed oggi viene prodotto su larga scala (Ip Ching e Ron Heimberger.  Mook Yan Yan Jong Sum Fat. Springville, Utah: King Dragon Press. pp. 47-50).  Cito questa storia non solo come interessante nota a piè di pagina nella storia moderna del manichino di legno, ma anche perché illustra bene il posto ambiguo che le arti marziali occupano nella moderna società cinese.  Anche dopo tutto il lavoro dei riformatori nei movimenti Jingwu e Guoshu, le arti marziali suscitano ancora un tipo di sospetto che gli studenti occidentali hanno difficoltà a comprendere appieno.

Ip Man al lavoro sul suo manichino. Da notare le lamelle sottili a cui è appeso il manichino. Questo sistema di montaggio fu perfezionato da Fung.

Il nuovo sistema di montaggio di Fung ebbe successo in quanto ideale per gli ambienti urbani.  Era portatile e poteva essere facilmente installato nei condomini. Gli studenti risposero con entusiasmo al nuovo strumento di addestramento e alla possibilità di lavorare con i manichini in ambiente urbano.  Come risultato, il manichino standard del Wing Chun, modellato su quello commissionato da Ip Man e prodotto da Fung, è diventato il più comune manichino in legno osservabile in tutta la Cina meridionale.  Questo è il tipo di manichino da colpi che la maggior parte degli artisti marziali immagina nelle proprie menti, a meno che non si indichi specificamente una variante diversa.

Inoltre, la crescente visibilità del Wing Chun (grazie alla presenza mediatica di Bruce Lee e del suo insegnante Ip Man) ha portato gli studenti di ogni tipo di stili a iniziare a sperimentare con diversi tipi di esercizi all’uomo di legno.  Penso che possiamo tranquillamente dire che oggi ci sono molti più manichini di legno in uso nelle arti marziali cinesi rispetto al XIX secolo oltre a essere standardizzati nella loro dimensione, forma e funzione come mai prima d’ora.

In un’epoca sempre più dominata da equipaggiamenti e addestramenti moderni e scientifici, è interessante osservare la riscoperta, e persino la diffusione dei manichini di legno in nuove aree delle arti marziali tradizionali cinesi.  Senza dubbio questo riflette la crescente influenza dell’esposizione mediatica sugli artisti marziali moderni in Cina (e nell’occidente).  Ma parla anche della necessità di riconnettersi al passato, anche se si tratta del passato immaginario del tempio meridionale di Shaolin e della sua stanza di manichini diabolici.  Penso che per molti praticanti cinesi ci sia uno strano aspetto, quasi auto-orientalizzante, in questa corsa alla riscoperta del manichino.  Naturalmente va da sé che per gli studenti principianti in Occidente, il manichino di legno è sempre il pezzo di attrezzatura più esotico e intrigante della sala di formazione.  Sembra essere l’acme assoluto del misticismo marziale cinese.  Questo è il motivo per cui l’umile manichino di legno viene innalzato a tali altezze nelle arti marziali, inclusi film come “Ip Man” e “Kung Fu Panda”.

Queste tendenze mi mettono un po’ a disagio.  Preferirei che i praticanti ricordassero il passato così com’era, invece di come sperano che fosse.  Eppure, come studente di arti marziali, posso attestare che un buon manichino è un’attrezzatura molto utile con molto da offrire.  Forse la loro adozione più ampia finirà per migliorare la qualità della pratica in una varietà di stili.  

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