L’articolo che segue è la terza parte della traduzione, con il permesso del Dr. Ben Judkins, di un suo post il cui originale è reperibile al seguente link ospitato sul sito da lui curato: http://chinesemartialstudies.com/.
Le altre due parti sono reperibili qui:
Kung Fu – Bodhidharma – Finzione storica, Religione iper-reale e Kung Fu Shaolin
Kung Fu – Bodhidharma e il Classico della Mutazione dei Tendini
Kung Fu come religione iper-reale
Vi sono numerosi modi nei quali si potrebbe interpretare quanto detto fino a questo punto. Quando si cerca di comprendere perché le persone mantengono certe credenze sul passato palesemente finte, si potrebbe iniziare con le spiegazioni funzionaliste. Forse queste credenze, se provenienti dal popolo, sono esempi delle “storie popolari”, quello che James C. Scott ha definito le “armi del debole”.
Queste storie hanno essenzialmente lo scopo di ribilanciare il prestigio o il potere all’interno della comunità. Forse questo è un buon modo per pensare alle radici popolari del Classico della Mutazione dei Tendini . In alternativa queste storie possono essere pensate come a “tradizioni inventate” nel senso di Hobsbawm e Ranger se riflettono invece gli interessi delle élite. Ho approfondito entrambi questi argomenti altrove.
In questo saggio vorrei considerare un’altra possibilità, presa dal campo degli studi religiosi. Tanto le “tradizioni inventate” quanto le “storie popolari” sono caratterizzate dall’accettazione di storie dubbie dal punto di vista storico, in termini essenzialmente materialistici e strategici (si sarebbe tentati di dire Macchiavellici). Mentre persone nel lontano futuro possono arrivare ad accettare una tradizione inventata come genuina, il creatore sarà stato sicuramente consapevole della verità. Probabilmente egli è stato incentivato da motivi economici o politici.
Tuttavia, che dire nel caso in cui il creatore stesso “creda” nella sua storia? O, per dirla in altri termini, che dire se le future generazioni, pur sapendo che la storia è essenzialmente fittizia, decidono ugualmente di strutturare le loro identità e le proprie regole intorno ad essa?
In occidente abbiamo una tradizione molto forte di credenze circa la base storica delle nostre comunità religiose. Ma è la verità? Gesù di Nazareth può essere stato un individuo storicamente esistito, ma non ha lasciato nessuna testimonianza moderna. La storia della sua vita è stata interpretata anni dopo la sua morte in quattro vangeli, ognuno dei quali differisce sensibilmente dagli altri. In modo molto semplice, essi non raccontano la stessa storia. Per cui in che modo un credente può accettare ognuno di questi quattro racconti?
La risposta appare “semplice”. La mente umana ha una grande capacità di sintetizzare e di risolvere questo tipo di differenze. Deve farlo, perché tutto ciò che noi percepiamo è una rappresentazione imperfetta dell’universo. Jean Baudrillard ha discusso a fondo come nell’età moderna la nostra esperienza di “realtà” tende a collassare sotto il peso di rappresentazioni sempre più astratte del mondo. Ovviamente alcune tendenze dei media moderni tendono ad accelerare questo processo, ma non lo si dovrebbe pensare come a un tema esclusivamente “post-moderno”. Alcune aree sembrano essere più suscettibili di risvegliare l’iper-realtà rispetto ad altre.
Consideriamo la religione. Quanti di noi possono affermare di aver effettivamente sentito una presenza divina? E quante volte nella nostra vita questo è accaduto? Gli oggetti centrali delle esperienze religiose sono in realtà rari, ma la loro rappresentazione nell’arte, nella liturgia, nel mito e nel rituale è ubiquitaria. E’ lecito pensare che per la maggior parte delle persone la “rappresentazione” della verità è l’unica cosa che hanno sperimentato.
Adam Possamai, un sociologo delle religioni, ha applicato queste spunti alla comprensione di un gruppo di nuovi movimenti religiosi che sono stati fondati su testi esplicitamente fittizi. Star Wars, Harry Potter, Matrix e i racconti di J. R. R. Tolkien (per nominarne solo alcuni) hanno generato tutto dei movimenti religiosi o spirituali negli anni recenti.
Gli aderenti di queste “religioni iper-reali” non sono dei creduloni. Sono ben consapevoli che Star Wars è solo un film e che i resti degli “elfi” non saranno mai trovati tra le evidenze fossili. Tuttavia, in questo materiale di fantasia loro hanno cercato di tessere i frammenti di mito sottostante in modo tale che gli elementi della storia, o i suoi personaggi, divenissero delle incarnazioni di importanti valori sociali.
La natura popolare di queste storie permette la creazione di nuovi tipi di comunità, costruite sulla comune reverenza per questi valori. E’ interessante notare come le norme che questi gruppi seguono non sono particolarmente nuove. Non è difficile trovare “vecchie religioni” che insegnano gli stessi principi. Tuttavia, per qualche motivo, i miti di queste comunità più antiche sono diventati “disincantati”. Hanno cessato di offrire uno spazio per la meraviglia, o l’immaginazione, nell’ascoltatore. Quando accade questo gli individui abbandonano il vecchio ed iniziano a cercare nuove storie.
Da questo punto di vista non importa se un mito ha una base storica o meno. L’accuratezza cronologica non è ciò che determina in che modo un simbolo opera nell’ambito di una comunità di fedeli. Il potere dell’immaginario è più importante.
In un capitolo intitolato ‘“A world without rules and control, without boarders or boundaries.”: Matrixism, New Mythologies, and Symbolic Pilgrimages.’(Adam Possamai (ed.) Handbook of hyper-real Religions. Brill. 2012) , John W. Morehead ha proposto alcune indicazioni del modo in cui le storie di fantasia possono operare nella costruzione di una comunità religiosa.
Uno dei punti centrali è che, per essere efficaci, queste storie contengono spesso dei sistemi simbolici. Vi deve essere un elemento della storia che si focalizza sulla trasformazione personale. Questo è ciò che contiene la speranza di un rinnovo e potenziamento individuale. Tuttavia allo stesso tempo la storia deve agire anche a livello macro-sociale.
I tipi di scritti che vengono adottati dalle religioni iper-reali in occidente oggi, generalmente raccontano una storia cosmica molto forte come metodo per affrontare le maggiori problematiche sociali. Esse illustrano visivamente il decadimento e la corruzione del vecchio sistema mentre allo stesso tempo veicolano la speranza che esso possa essere trasformato o ricostruito. In pratica, il nuovo mito deve spiegare perché il sistema precedente per dare un senso al mondo ha fallito.
Infine queste storie tendono a costituire un ponte tra il livello individuale e quello socio-sistemico. Intraprendendo un percorso di trasformazione personale, si incoraggia il processo di evoluzione o cambiamento del sistema. La storia ottiene il suo potere psicologico accompagnando i suoi ascoltatori sul piano cosmico.
Non è necessario essere esperti nelle rivolte popolari della tarda età Qing per trovare qualcosa di famigliare in tutto questo. Le numeorse ribellioni, le rivolte verso le tasse e le insurrezioni armate che hanno devastato il nord della Cina nel 18° e 19° secolo, spesso si amalgamano attorno allo sfogo millenarista della spiritualità popolare o dei nuovi movimenti religiosi. Almeno alcuni di questi eventi, il più noto dei quali è la Rivolta dei Boxer, hanno visto gli individui adottare gli scritti sociali, e in alcuni casi venirne posseduti, di personaggi totalmente inventati tratti da popolari spettacoli teatrali.
Si potrebbe obiettare che i contadini impoveriti avessero una conoscenza così scarsa della storia da non essere in grado di capire che figure quali quelle di Wu Song erano inventate. Tuttavia, la maggior parte di loro, erano agricoltori, e conoscevano molto bene gli animali della fattoria. E’ difficile immaginare che potessero credere che “Scimmia” e “Maiale” del “Viaggio in Occidente” fossero dei personaggi reali. Tuttavia queste erano due delle figure più popolari nei fenomeni di possessione spiritica.
Gli storici hanno a lungo dibattuto su come considerare i vari racconti di possessioni spiritiche di questo tipo. Quanti, tra gli individui coinvolti nella “Rivolta del Loto Bianco” era veramente dei ferventi credenti? La logica delle religioni iper-reali suggerisce che questa potrebbe essere la domanda sbagliata. Piuttosto che immaginare i contadini cinesi del 19° secolo come particolarmente delusi tanto da essere spinti ad abbracciare nuovi movimenti religioisi, potremmo invece cogliere questa opportunità per riesaminare alcune delle nostre assunzioni al riguardo di ciò che consideriamo una religione “vera”, e del ruolo che queste giocano nella nostra società.
Conclusioni: Il viaggio senza fine di Bodhidharma in Occidente
Queste stesse idee hanno delle implicazioni interessanti per la nostra comprensione del ruolo di Bodhidharma nelle arti marziali moderne. La sua storia inizialmente risvegliò e galvanizzò gli individui tramite una narrazione di trasformazione personale, ai tempi in cui la dinastia Ming iniziò ad andare in crisi. Essa esplose in popolarità tra gli artisti marziali ed i lettori più colti quando le basi del vecchio sistema sociale caddero in disgrazia e si trovarono ad affrontare una crisi esistenziale. Similmente, nell’età moderna, la sua memoria ha prosperato tra le comunità di artisti marziali alla ricerca di un rimedio all’angoscia del capitalismo post-industriale.
In ognuna di queste ere la figura di Bodhidharma, nella forma di personaggio immaginario più che storico, è stata permeata di certi valori sociali chiave. In tempi nei quali altre vie di espressione sociale erano divenute datate, la sua memoria continuava a mostrare una strada per la trasformazione personale e il miglioramento di sé.
Gli studiosi delle religioni iper-reali hanno notato che questi sistemi tendono a generare i propri tipi di pellegrini. Le convenzioni dei fan sembrano un modo sia per spingere l’identificazione di gruppo che per impegnarsi in una riaffermazione collettiva dei valori centrali che gli individui trovano nel mito condiviso. Morehead osserva che il pellegrinaggio, inteso come viaggio religioso, è più che un semplice viaggio di natura geografica. Esso contiene un elemento personale più profondo.
Nello scrivere questo saggio ho iniziato con il chiedermi se forse l’allenamento marziale ha la funzione di un qualche tipo di “pellegrinaggio infinito” per alcuni studenti. I miti della creazione e le figure leggendarie delle arti marziali cinesi, incarnano valori che noi bramiamo. Nel pellegrinaggio e nel rituale ci impegniamo in “riti di passaggio” che ci permettono di approcciare i valori astratti che ci motivano.
Non è necessario un grande sforzo di immaginazione per vedere il processo di addestramento nelle arti marziali come un rituale di trasformazione personale. Gli studenti sono separati dalla società in modo che possano entrare in uno stato liminale. Qui sono decostruiti e ricostruiti attraverso sfide sia fisiche che psicologiche. Queste sfide sono accompagnate dalla promessa che, quando ritorneranno nella società, saranno diversi e, grazie a questo, anche la comunità sarà diversa.
Il genio dei moderni sistemi di Arti Marziali Asiatiche è che esse possono diventare un rituale di iniziazione infinito che permette agli studenti di prolungare il loro stato liminale, rimanendo in contatto con quei valori fondamentali e quelle identità che sono alla base della loro ricerca di trasformazione.
I miti, a prescindere dalla loro storicità, sono una parte centrale di questo processo. A livello personale essi spiegano allo studente il significato sociale delle loro azioni. Lo aiutano a crearsi un senso delle numerose esperienze che vengono fatte con la pratica marziale.
A un più ampio livello sociale, essi hanno l’abilità di viaggiare attraverso la società, espandendo la dimensione e l’ambito della comunità di praticanti. Questo a sua volta assicura un senso di competenza e un maggior valore del proprio status sociale a quelli che hanno iniziato da più tempo l’addestramento. La crescita del sistema diventa una prova della sua legittimità.
Storie e leggende, come quella di Bodhidharma, permettono la creazione di nuove comunità sociali. Esse aprono uno spazio agli individui per coltivare e sperimentare valori differenti. Quasi nessun altro ambito nel mondo moderno permette a un individuo ordinario di essere così completamente trasformato, fino ad assumere l’aura di “maestro”, come nelle moderne arti marziali asiatiche.
Siamo giunti alla chiusura del cerchio. Perché la leggenda di Bodhidharma è sopravvissuta a 300 anni di continue smentite? In qualità di mito, questa storia di fantasia facilita la creazione di gruppi sociali che hanno un impatto reale e vasto sulle vite dei singoli praticanti. Molti di questi studenti si sono uniti al gruppo proprio perché il modo ortodosso e socialmente accettato di spiegare il mondo non li convinceva più. Le arti marziali sono divenute un rituale per permettere l’infinito re-incantamento delle proprie vite.
Le critiche accademiche o storiche che hanno lo scopo di distruggere la leggenda provengono, per definizione, da un differente sistema di valori. A volte, come nel caso dei moderni storici di professione, questo processo è “interamente accademico”. In altri casi, come per gli scritti di Tang Hao, si potebbe sospettare che gli argomenti storici fossero stati impiegati come arma in un tentativo conscio di distruggere il mondo delle arti marziali tradizionali in modo che potesse essere ricostruito in una forma che potesse essere più utile per lo stato Cinese. In entrambi i casi i praticanti difficilmente accetteranno una critica storica proprio perché essa proviene da una posizione sociale che essi hanno già rigettato in favore di qualcosa che trovano di gran lunga più significativa dal punto di vista soggettivo.
L’ascesa del mito di Bodhidharma è stata uno degli sviluppi più importanti delle arti marziali del tardo periodo imperiale. Non solo esso è sopravvissuto fino ad oggi, ma ha originato un intero genere di altre storie (la più nota delle quali è la leggenda del Taijiquan di Zhang Sanfeng), che hanno aiutato a rafforzarlo, creando una visione del mondo ricca e complessa. Il concetto della “religione iper-reale” potrebbe aiutare a spiegare in che modo una tradizione palesemente di fantasia ha continuato così a lungo a esercitare una grande influenza. Lo stesso concetto può aiutarci a riflettere più chiaramente sulle relazioni tra le storie di fantasia e la religione popolare in numerose altre aree collegate con le arti marziali cinesi.
Il Kung Fu è oggetto di studio nella Scuola di Arti Marziali Yu De Long di Torino. Se interessati, qui potrete trovare maggiori informazioni sui nostri corsi di Kung Fu mentre qui potrete trovare i nostri contatti.
